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politiche - conferenza stampa roma 2011 - una settimana di mobilitazione

Una settimana di mobilitazione

24-29 gennaio 2011

Comitato per la libertà, il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo
 

Sette giorni di mobilitazione per salvare l’informazione, lo spettacolo, la scuola, l’università e la ricerca


Una settimana di mobilitazione, a Roma dal 24 al 29 gennaio, per convincere il Parlamento a fermare la devastazione che si sta compiendo ai danni del comparto culturale italiano. Reintegrando attraverso il decreto Milleproroghe, in discussione al Senato, il Fondo unico dello spettacolo almeno ai livelli del 2008, il Fondo per l’editoria come previsto dalla Legge di Stabilità, il tax credit e il tax shelter con durata triennale e contestualmente la loro estensione a tutto lo spettacolo dal vivo.
È quanto annunciano i rappresentanti di oltre 50 sigle appartenenti al mondo dell’informazione, dello spettacolo, dell’istruzione e della ricerca che si sono riuniti stamattina in un’affollata conferenza stampa nella sede dell’Fnsi.


Roma 27 gennaio – piazza Montecitorio

Esibizioni musicali, performance teatrali, lezioni accademiche interrotte all'improvviso per simboleggiare il rischio che corrono i settori della cultura, dell'arte e dell'informazione a causa dei tagli decisi dal Governo. Un intero pomeriggio di protesta creativa davanti piazza Montecitorio. A promuoverlo è stato il "Comitato per la libertà, il diritto all'informazione, alla cultura e allo spettacolo" cui aderiscono decine di associazioni, per convincere il Parlamento a fermare la devastazione che si sta compiendo ai danni del comparto culturale italiano. Reintegrando attraverso il decreto Milleproroghe, in discussione al Senato, il Fondo Unico dello Spettacolo almeno ai livelli del 2008, il Fondo per l’editoria come previsto dalla Legge di Stabilità, il tax credit e il tax shelter con durata triennale e contestualmente la loro estensione a tutto lo spettacolo dal vivo.

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Al centro della denuncia, oltre agli scriteriati tagli di bilancio operati dal governo che mettono fra l’altro a rischio 95 testate giornalistiche in cooperativa, l’attacco ad alcuni luoghi-simbolo della vita culturale italiana: come lo storico cinema Metropolitan occupato ieri sera a Roma da oltre 200 lavoratori per protestare contro la sua trasformazione nell’ennesima boutique. O come gli studi di Cinecittà che potrebbero presto diventare un mega centro commerciale.
«A rischio, oltre al diritto dei cittadini ad accedere alla cultura e alla conoscenza garantito dalla Costituzione, ci sono centinaia di migliaia di lavoratori, spesso nemmeno riconosciuti, che vedono negata la propria professionalità e il diritto alla sopravvivenza» fa sapere il “Comitato per la libertà, il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo”. «E’ uno smantellamento che prosegue quello già operato durante questa legislatura nei confronti dell’università, della ricerca e della scuola pubblica. Dobbiamo rimettere al centro delle politiche governative un comparto che produce annualmente valore per circa 40 miliardi di euro e che incide per il 2,6% sul Pil».
Il Comitato ha annunciato inoltre la ferma determinazione a organizzare, al di là della settimana programmata, mobilitazioni diversificate e sempre più incisive finché non si otterranno risultati concreti e impegni precisi da parte del governo per un radicale cambio di rotta nelle politiche per la cultura.

IL MONDO DELL’INFORMAZIONE E DELLA CULTURA SI UNISCONO CONTRO I TAGLI DEL SETTORE - INIZIATIVA PER DENUNCIARE POLITICHE 'INCOSTITUZIONALI'
Il mondo dell'informazione, della cultura, dello spettacolo, della scuola e dell'università si uniscono contro i tagli del settore in un'iniziativa ospitata nella sede della Federazione Nazionale della Stampa a Roma. Registi, attori, musicisti, giornalisti, studenti, ricercatori e professori hanno dato la loro adesione all'incontro convocato per denunciare il disagio del settore. Tra loro Ennio Morricone, Zubin Metha, Citto Maselli e Carlo Lizzani. Hanno partecipato anche le associazioni che hanno organizzato i blitz al Festival di Roma e ieri al Metropolitan. Con le mani alzate e dipinte di rosso con la scritta 'Giù le mani dalla cultura', il movimento ha annunciato nuove iniziative per la prossima settimana anche in occasione della mozione di sfiducia al ministro Sandro Bondi.
''I tagli lineari messi in atto dal governo non sono in linea con la Costituzione - ha sostenuto Gaetano Azzariti, ordinario di diritto Costituzionale alla Sapienza di Roma, che ha aperto il dibattito -. Colpiscono in modo indiscriminato e finiscono con il favorire culture già sorrette dai finanziamenti e non garantiscono lo sviluppo scientifico. Servirebbe una rivoluzione culturale, che non appare però alla portata di un governo all'avanguardia della miseria morale''.
Presente al dibattito anche Paola Gassman, figlia di Vittorio. ''Ho conosciuto personaggi enormi dello spettacolo che oggi vengono sempre più traditi in quello che hanno costruito - ha detto l'attrice -. Hanno potuto fare quello che hanno fatto perché godevano di grande fiducia. Mio padre, dimostrando il suo amore per questo lavoro, diceva spesso 'finché ce lo fanno fare...'. Non vorrei che fossimo costretti un giorno a dire 'è vero, non ce lo fanno fare più''.
A promuovere l'iniziativa il Comitato per la libertà e il diritto all'informazione, che si è allargato con rappresentanti del mondo dello spettacolo. ''La scure dei tagli colpisce anche noi - ha spiegato il presidente della Fnsi, Roberto Natale -.
Chiediamo da anni la riforma dell'editoria e siamo convinti che se tagliassero i fondi agli editori furbi, si troverebbero le risorse''. Natale ha quindi fatto riferimento al caso Ruby
''Siamo sicuri - si è chiesto - che quello che accade non ci dica qualcosa su quello di cui ci stiamo occupando? Quelle signorine sono l'esplicitazione massima di un modello che da venti anni viene propagandato in maniera perfetta. C'è un membro del governo, Paolo Romani, che si vanta di aver prodotto 'Colpo Grosso' e viene fatto ministro non nonostante, ma grazie a quello. Non dobbiamo permettere - ha concluso citando una frase pronunciata nella manifestazione di Piazza del Popolo - che la tv distrugga nel pomeriggio quello che gli insegnanti spiegano la mattina''.
Tra gli interventi anche quello del regista Emidio Greco, che ha elencato le ragioni della crisi del cinema italiano e ha chiesto di seguire il modello francese con la creazione di un Centro Nazionale di Cinematografia, finanziato con una tassa di scopo a carico di tutti coloro che utilizzano le opere cinematografiche. Sono intervenuti anche Gisella Belgeri, presidente del Cemat (Centri musicali attrezzati), in rappresentanza del mondo della musica, e Massimiliano Tabusi, della Rete29 aprile, in rappresentanza del mondo dell'università. (ANSA)

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